25 mar 2009

Quanto e´ (d)efficiente Calderoli!

Preso da mania di grandezza, ha cancellato un po di comuni, tra cui Sabaudia e Aprilia (mica piccoli!). E ovviamente anche questo e´colpa di Prodi!

"Con una sola legge ne abbiamo tagliate 29mila". Un falò di norme inutili appiccato dal parlamento lo scorso 18 febbraio per la soddisfazione del suo proponente, il ministro Calderoli. Sparite vetuste leggi dell'Ottocento, come quella sui treni in ritardo (1899) o l'impiego dei colombi viaggiatori (1928).

Tuttavia, a furia di disboscare s'è finito per eliminare anche i Regi Decreti fino al 1947, tra cui quelli che istituivano 79 Comuni durante il fascismo: Aprilia, Sabaudia, Sestriere, Santa Venerina, le isole Tremiti, il cui sindaco, Giuseppe Calabrese, ha scritto subito al premier Berlusconi una lettera grondante indignazione e timore. È stato proprio Calabrese, scorrendo sulla Gazzetta ufficiale l'elenco dei municipi di fondazione eliminati, a calcolare il numero di quelli defalcati.
Ora, ad Aprilia, 72 mila abitanti, a cinquanta chilometri da Roma, ma provincia di Latina, il 6 e 7 giugno si rischia di votare per il consiglio comunale di un Comune "fantasma". Qua a scoprire l'errore è stato un avvocato di 34 anni, Marco Moroni, ex capogruppo dell'Udc. Stava leggendo la Gazzetta e ha fatto un salto sulla sedia: ha preso il telefono e ha chiamato l'ufficio legislativo di palazzo Chigi. L'hanno rimandato alla segreteria del ministro Calderoli. Inizialmente non volevano crederci, poi hanno dato la colpa al governo Prodi ("l'input venne da loro"). Racconta Moroni: "C'è stato quindi il tentativo di rimandarmi al ministero dell'Interno, successivamente mi hanno chiesto di scrivere una mail per farsi spiegare bene il fatto, infine hanno avvertito il ministro medesimo e da allora non ho saputo più nulla"
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Ad Aprilia, inaugurata da Mussolini nel 1937, nell'allora provincia di Littoria, attendono comunicazioni formali. Le autorità nei giorni scorsi si erano affrettate a chiamare la prefettura. "Che fare?" Per una singolare coincidenza il giorno che la Gazzetta ufficiale sanciva la fine del Regio Decreto il presidente della Repubblica Napolitano scioglieva il consiglio comunale per una crisi politica. Un consiglio comunale di ombre. O forse no.

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